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arrigo sacchi

PIEDIMULERA- 09-07-2017- E' arrivato puntuale alle 9, anche se in realtà era a Piedimulera già venerdì sera, si è intrattenuto con i ragazzi, rispondendo alle loro domande, si è poi intrattenuto con i giornalisti, ha tenuto la lezione agli allenatori presenti e, prima di ripartire per Fusignano, si è fermato a pranzo presso il campo Sportivo di Piedimulera. Arrigo Sacchi, il tecnico che con il Milan vinse tutto e che con la Nazionale sfiorò il titolo mondiale, è stato il protagonista indiscusso dello "Sportway Camp" nella giornata di sabato. Tante le storie raccontate, infiniti gli aneddoti raccontati dall'allenatore che ha segnato un'epoca e che ha cambiato la mentalità del calcio italiano. "Ma la mentalità italiana, ammette candidamente e non senza un pizzico di vena polemica, non cambierà mai o comunque farà fatica a cambiare". Sacchi spiega ai ragazzi che il calcio è un gioco in cui ci si deve mettere a disposizione del collettivo e che gli individualismi non pagano. "C'era un giocatore ai tempi in cui allenavo a Rimini che stava fermo in campo e voleva che i compagni gli passassero sempre la palla. Io lo rimproveravo e gli dicevo di muoversi anche senza palla per facilitare il lavoro dei compagni e lui mi rispose che se avesse fatto quello che gli dicevo io, la televisione non lo avrebbe mai ripreso. Quel giocatore aveva capito poco". Il monito ai ragazzi, ripetuto quasi come un mantra, è quello di mettersi al servizio della squadra, di lavorare e di rispettare i compagni. Tante le storie raccontate, come detto, partendo quasi sempre dalla mancanza di cultura sportiva. "Dopo la finale persa contro il Real Madrid, i tifosi juventini hanno smesso di parlare di calcio. Ma loro dovrebbero essere fieri del cammino della loro squadra. Purtroppo, però, da noi vale la regola che se non vinci non sei nessuno". Una finale la perse anche Sacchi e su quella finale il "Profeta di Fusignano" dice la sua: "Noi perdemmo un Mondiale ai rigori ma ai ragazzi dissi solo due parole a fine gara. Grazie a tutti. Avevano dato tutto quello che potevano ed era giusto dire quelle poche parole". "Tutti dovremmo sempre dare il massimo delle nostre possibilità e se facciamo questo la nostra coscienza è a posto". Inevitabile parlare del Milan stellare che dominò l'Europa sul finire degli anni '80 e primi anni '90. "Quei ragazzi capirono l'importanza del lavoro e del collettivo. Fu grazie a questo che vincemmo tanto". Non nega qualche screzio, avuto soprattutto con Van Basten: "Una volta lo misi in panchina. Lui in settimana aveva rilasciato un'intervista in cui criticava le scelte dell'allenatore. Alla domenica gli diedi il numero 16 e gli dissi che veniva in panchina vicino a me così poteva correggere gli errori. Fu un messaggio importante quello che lanciai alla squadra". "Gullit ha portato personalità e convinzione a tutti. E' stato molto importante il suo apporto ma quella squadra era formata da giocatori con valori importanti. Anche Rijkaard fu un giocatore molto importante. Lo ricordo come un ragazzo d'oro". "Oggi vedo poche squadre che mettono il bel gioco in primo piano. La Sampdoria e il Sassuolo lo fanno ma le altre pensano prima a difendersi". L'ultimo pensiero, prima di congedarsi, è rivolto alla società del Piedimulera: "Qui mi sono trovato davvero bene. Io amo il verde e la tranquillità e qui le ho trovato entrambe. In più ho trovato persone semplici e generose che lavorano con entusiasmo e passione".

d.z.

 

 

 

 

 

 

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